Annunziata come Konrad

I pittori, quelli classici, oppure gli impressionisti ed espressionisti ammirati a Parigi (al Museo d'Orsay) e ad Amsterdam (Van Gogh Museum) osannati e maledetti come Vincent Van Gogh, bevitori d'assenzio (la materia del mio prossimo libro) e follemente persi nel vortice della loro vita disgraziata e ingiusta , quelli dimenticati e glorificati dai posteri, hanno sempre esercitato un fascino sulle persone sensibili e ispirate e sui critici o presunti tali, quelli che si ergono a decantare e a descriverli minuziosamente.
La mostra di Konrad Mägi, di cui trascrivo (sotto il post) la biografia, per chi volesse andare alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea di Roma, ha attratto Filippo, un appassionato d'arte, teatro e cinema che ha ricevuto come regalo, un quadro di Annunziata, paragonandone la vivacità dei colori con Paesaggio con nuvola rossa, 1913-1914. Olio su tela.

 e se mettete a confronto i due quadri, troverete delle somiglianze.

Di Konrad è stato scritto che puntava sul colore per dipingere quadri che dovevano trasmettere allegria, positività, gioia, annullando la paura del passare del tempo e il dissolversi della bellezza. Io vorrei soffermarmi sullo stile di Annunziata che ispirandosi ai colori del creato, tratteggia le emozioni umane, da amante della natura e dei fiori, portando sulle sue tele il mare di bellezza ricevuto come dono da madre natura, trasformandolo in immagini vive e autentiche, e lo fa sfiorando la tela con le dita come fossero pennelli. Il suo stile non ha ancora un nome, lei ama definirlo 'Le emozioni dell'anima' e nel tempo stanno raccogliendo consensi i suoi quadri.
Vi lascio alle meravigliose emozioni dei suoi colori...

Quella in alto è la tela di Annunziata e a destra, parte del commento di Filippo




 Konrad Mägi (1878 – 1925), uno dei maggior artisti del Novecento estone. 
Per il pubblico italiano Mägi sarà una clamorosa riscoperta perché questo artista, singolare per vicende personali e per la sua pittura, è certamente tra i più “eccentrici” protagonisti dell’arte europea nel fatidico ventennio intorno alla prima guerra mondiale.

Per molti versi Mägi resta un artista e un uomo difficile da collocare negli “ismi” di quegli anni. Si confronta con tutti, nelle sue opere ne sfiora alcuni, l’espressionismo fra tutti, ma non ne fa proprio nessuno. Così come non si appiattisce, pur amandola, sulla tradizione artistica estone. 
E’ un artista originale, unico nel panorama continentale del momento. Anche perché del tutto personale era il suo approccio con la pittura, arte con la quale si misurò per meno di un ventennio, a partire dal 1906 quando, abbandonata la scuola a San Pietroburgo si rifugiò alle Isole Åland, in quella che era una specie di comune di musicisti, scrittori, pittori e uomini liberi. 

il soggiorno a Parigi, quello in Normandia e, ancora, in Norvegia.  
Uomo fortemente irrequieto, problematico, instabile, Mägi torna in Estonia a partire dall’estate del 1912. Qui fu uno dei rifondatori di Scuola d’Arte di Pallas, che diventa un campus per decine di artisti. L’ambiente naturale di Saaremaa, dove soggiornò per periodi alle terme, risultò straordinariamente consono alla sua pittura. A stimolarlo non era la visione romantica, sentimentale della natura ma la percezione del paesaggio, di boschi, prati e acque colti come potente sintesi di bellezza e potenza. Mägi viene colto da nuova irrequietezza e, ai primi del 1920, ricomincia a peregrinare in Europa. Visita Venezia, Capri e Roma. Il sole, la luce, i colori del Mediterraneo sembrano catturarlo ma l’artista continua a misurarsi con i problemi di una complessa vicenda umana, in costante difficile equilibrio. La morte prematura arriva nel 1925, a concludere una esistenza intensa, complessa e magmatica e difficile. 

Mägi, che era un uomo distinto, molto attento alle forme, elegante, si descrisse come un nano soffocato dalla solitudine: incapace di fare nulla se non prendere un pennello. Puntando sul colore per dipingere quadri che dovevano trasmettere allegria, positività, gioia, annullando la paura del passare del tempo e il dissolversi della bellezza.
Ed è proprio il colore la principale cifra dell’opera di Mägi. Colori brillanti e potenti. Si tratta dei paesaggi, sua espressione di elezione, ma anche dei suoi ritratti forti e affascinanti.

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