Viva Falcone di e con Antonio Lovascio al teatro Lo Spazio fino al 23 ottobre 2016



Vitti 'na crozza il popolarissimo canto siciliano del '51, eseguito con maestria dal giovane ed esperto Antonio Lovascio, apre la strada al racconto biografico e vibrante dove ogni oggetto scenico, come il carretto multiuso, contiene un aneddoto, un ricordo vivo che si esprime attraverso la bella voce di Antonio. E così alcuni tra i rituali più o meno noti della tradizione siciliana, prendono vita e i luoghi comuni o i detti, diventano il leit motiv dello spettacolo che ha come fulcro l'evento traumatico vissuto di riflesso dal giovane attore, autore e regista, all'epoca quindicenne: la strage di Capaci. Quello di Antonio è un canto vivo a tratti straziante e accorato come quelli tipici delle sfilate nelle feste dei Santi a cui i siciliani sono devotissimi e il percorso che conduce il pubblico alla strage, attraverso la descrizione documentata del tragico evento con tutte le tappe che hanno condotto i nemici di Falcone a compiere un simile atto, è pieno di suggestioni, immagini, commozione e pathos. Non manca l'ironia in un testo serio come questo. È l'eredità del maestro Dario Fo, di cui Antonio mi parla durante l'intervista che mi ha concesso, la mattina dopo la visione del suo spettacolo, giusto il tempo per metabolizzarlo, quando ancora erano calde dentro di me le emozioni provate. "Ho cercato di portare sulla scena gli odori e i suoni ascoltati da bambino, la magia, i momenti, il pupo, la gestualità siciliana" mi dice l'attore, autore e regista marchigiano di origine siciliana, che è stato abile nella stesura di un testo la cui gestazione è stata lunga e che fotografa l'animo di un ragazzino di appena quindici anni scosso dalla notizia della morte del giudice Falcone. "Ho sorriso in alcuni momenti come quando hai accompagnato con le braccia aperte come a spiccare il volo, la parola 'villeggiatura' oppure quando ti sei vestito da pupo siciliano e le tue braccia e la testa erano molli come quelle del pupazzo mosso dai fili". "È stato Dario Fo a influenzarmi. Ho avuto la fortuna di lavorare con il maestro a venticinque anni e mi ha insegnato a vedere il teatro con intelligenza, invitandomi a scrivere per il teatro con ironia". Questa cosa mi ha fatto capire tante cose sul suo stile così amabile e leggero nonostante la tematica trattata. Sono state tante le curiosità e gli aneddoti che ho conosciuto attraverso la bella e ricca intervista con un autore giovane che parla di storia d'Italia con freschezza e abilità. Penso che un bravo attore debba essere anche un buon cantante e Antonio mi ha sorpreso anche per la sua vocalità. Uno spettacolo per le scuole, per chi ama il teatro d'autore, in scena fino al 23 ottobre allo Spazio delle emozioni in Via Locri. Un viaggio teatrale e un treno dov'è indispensabile salire per ammirare il panorama umano e sociale, che sopravvive alla pochezza dei valori attuali. 


di Tania Croce
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