Albertazzi, Volterra e la luna come degna conclusione del XIV Festival Internazionale di Volterra 2016

L'ironica riflessione sulla vita e la morte a cui bisogna prepararsi con curiosità e spirito allegro, come quando ci si avvicina a una cosa inaspettata e ignota, è stata la chiave d'accesso della serata dedicata alla memoria di Giorgio Albertazzi, vate visionario e trasognato, magnifico interprete dei pregi e soprattutto dei difetti insiti nell'animo umano, che ha concluso la XIV Edizione del Festival Internazionale del Teatro Romano di Volterra, città amatissima non soltanto da Gabriele D'Annunzio, ma anche dall'attore che ci ha lasciato il 28 maggio scorso e a cui il direttore artistico del Festival, il camaleontico Simone Migliorini, ha deciso di rivolgere un doveroso ricordo.
L'interminabile video dedicato a colui che io amo definire il Maestro di leggerezza del teatro italiano, che una volta ha ammesso giocosamente di essere annoiato dal teatro per cui ha consumato la vita intera, è stato a tratti incomprensibile per colpa delle immagini con alcune preziose lezioni di dizione, cinema e teatro in formato VHS. Dopo il video inaugurale dell'ultima serata del Festival di Volterra, sono giunte le vere protagoniste: le donne di Giorgio, Pia Tolomei Di Lippa Albertazzi, sua compagna di vita, alla quale è stata consegnata la pergamena di cittadino onorario volterrano assegnata a Giorgio e Mariangela D'Abbraccio, che accanto alla Pozzi, fu l'attrice prediletta dal Maestro e che sarebbe stato bello ammirare in scena anche solo per qualche minuto con un omaggio a quel corpo teatrale decantato dall'attore originario di Fiesole e all'anima che ieri sera, è mancata sul palcoscenico del suggestivo teatro romano.  
Il vero evento di ieri sera, è stata la performance del soprano di Casole Patrizia Ciofi, la quale dopo la Cerimonia dei premi Ombra della sera 2016, consegnati dalla giuria formata da esperti critici, scrittori e giornalisti come il presidente Giovanni Antonucci, Vito Bruschini e Rainero Schembri, ha eseguito magnificamente e senza microfono "O mio babbino caro", un'aria dell'opera di Gianni Schicci, composta da Giacomo Puccini, aggiungendo calore a una serata tiepida e sinceramente pesante. Mi sono domandata: Chissà cosa avrà pensato Giorgio da lassù, l'ho immaginato sorridente e annoiato.
Significativo è stato il premio assegnato a Rocco Familiari, sia pure telefonicamente, uno scrittore colto, un uomo che col suo impegno, ha dato un contributo altissimo al teatro e allo spettacolo.
 La serata presentata con simpatia da Floriana Mastandrea, ha chiuso il sipario del Teatro Romano di Volterra, dove si continuerà a 'suonare, cantare, brindare, fare teatro e fare l'amore' come ama dire Simone, l'anno prossimo.

di Tania Croce



Print Friendly and PDF

Nessun commento:

Posta un commento

PennadorodiTania CroceDesign byIole