Goya, la Quinta del Sordo

Lo scrissi  dopo aver visto lo spettacolo al teatro Patologico al quale m'invitò il mio amico Paolo, un grandissimo! Era il marzo 2011. Sarà in scena sia a ESSENZATEATRO fino al 27 gennaio che il 2 e 3 febbraio a Fiumicino. Andate a emozionarvi.
"E’ avvolto nell’oblio onirico il suo corpo, eppure l’animo è vigile, infuocato, vivo. Il suo nome, la sua arte è macchiata dal sigillo dell’inquisizione, il suo animo bucato da indicibili dolori, i suoi sensi si sono arresi al rumore del mondo. Lui è ormai sordo.
Nella sua mente si agitano ricordi confusi, visi di donne amate, odori e sensazioni incancellabili.
Francisco Goya è giunto alla fine dei suoi anni e si trascina in un mondo che ha perso definitivamente l’orientamento ed è cieco all’amore, sordo al grido di dolore del pittore spagnolo che si riduce a dialogare con se stesso, raccontandosi attraverso le sue visioni celestiali oppure mostruose. Ma quelle immagini non sono altro che la proiezione del suo animo colmo di sentimento e delusione, depressione ed ira. Goya è un pittore di enorme talento ma nell’animo lui è come ognuno di noi.
La “Quinta del Sordo” sarà lo spazio privilegiato, il luogo dove potrà dipingere in libertà, lontano dalla Corte ed è lì che lascerà le sue “pitture nere”, cariche di angoscia e turbamento. Le sue donne, la madre e l’arte si uniscono in un’unica magnifica tela, quella dipinta da un impeccabile attore e regista come Paolo Perelli, che in scena soffre la fame, la sordità e la cecità del pittore spagnolo interpretandolo magistralmente accanto alle graziose ballerine Lorena Coppola, Daniela Sannino, Enza D’Auria e Paola Di Tello.
La pièce nasce da un adattamento dei testi di Gennaro Francione e le incantevoli musiche sono di Yann Tiersen e Giacomo Zumpano.
Un’opera teatrale viva, grandiosa, come l’ha saggiamente definita Gennaro, un colossal. Un’emozione da vivere, una cecità da vedere, una sordità che merita di essere ascoltata.
Grandi tutti!
Questa è arte."
di Tania Croce

Baciami James al Ghione

La recensione
Robert Farquhar scrive una storia dove una coppia s’incontra per provare a stare insieme, portando nella camera di un bed&breakfast, gli strascichi di una vita infelice che ha reso Eddie e Crystal single e insicuri. Lei reduce da un matrimonio senz’amore, lui vittima del complesso d’Edipo tutto sommato sereno per la sua esistenza condivisa con una mamma onnipresente. Questa storia è rappresentata per la prima volta in Italia nella traduzione di Adriana Matone e a vestire i panni di Eddie e Crystal sono il magnetico Franco Castellano e la bellissima Nathaly Caldonazzo, diretti da Guglielmo Guidi.
La vicenda è senza sentimentalismi e lieto fine, dove il dialogo tra i due individui è ansioso, tenero ed estremamente realistico, carico di quelle problematiche che rendono il rapporto uomo donna improbabile.
La coppia non scoppia, in questo caso non si congiunge affatto dopo il debole tentativo di unirsi in matrimonio. Eddie chiede la mano di Crystal senza romanticismo e strategia, scegliendo come oggetto del 'per sempre', l'anello materno, indubbiamente il meno adatto a raggiungere l'obiettivo.
La commedia Baciami James presentata da Francesco Dianotti (Gekon productions) è delicata, intensa, autentica. Castellano è ironico e delizioso, la Caldonazzo sensualissima e brava.
Consiglio questo spettacolo per passare una bella serata in teatro.

di Tania Croce



Anche le formiche cadono!


La recensione
 Che in ogni uomo ci sia anche un po’ di femminilità e in ogni donna un po’ di virilità, ci sta, 
  ma che i personaggi di una coppia abbiano un transfer completo di andata e ritorno, per cui la personalità dell’uno penetri nel corpo dell’altra con tutto ciò che comporta (tette incluse), siamo al sublime della paranoia in un iter psicologico da capogiro nel quale la donna a sua volta, s’impossessa del fisico dell’altro... con membro incorporato.
 Nella notte di un improponibile diciassettesimo anniversario, avviene un sortilegio inspiegabile: lo spirito dell’uomo (Marco Fiorini) quasi a mezzo di una password di ingresso, passa nel corpo della donna (Milena Miconi) e viceversa, il tutto all’insaputa anche della figlia minorenne (Sofia Graiani) alle prese con i suoi disturbi di adolescente.
 Dopo quella notte, ci troviamo di fronte a una donna che non sa più stare sul tacco 12 e che per la prima volta è spiattellata sul divano a guardarsi la partita e ad un uomo non effeminato, ma ormai donna totale anche se con il pene, che finalmente riscopre la figlia di cui è come se non avesse mai sospettato l'esistenza.
 Il tutto viene arricchito dalla presenza un po’ invadente, e per questo simpatica, del procuratore di affari (Stefano Antonucci), e da un doppio caso di lesbismo: la sorella di lei, (Noemi Giangrande) che deve annunciare ai suoi genitori di esserlo, provocando scompensi e quant’altro.
  La signora Carbotto (Alina Person) - manager e moglie del signor Carbotto (Andrea Alesio) nonché cliente della premiata ditta di promozione e pubblicità che fa capo alla coppia “incasinata”, si prodiga ad effettuare una ceretta altamente sensuale alla gamba di quella che crede una donna, provocando invece un vero e proprio 'orgasmo' maschile. 
 La coppia trasformata dallo specchio di un fantomatico maestro Kucimaro, tanto voluto da lei, e sul quale è inciso il titolo della pièce "Anche le formiche cadono", arriva ad un matrimonio voluto da lui (lei) e ad un finale tragicamente a sorpresa, nonostante i ripetuti accenni sull'ingestibilità dei rapporti di coppia, ed alcune allusioni sia misantrope che misogine, come ad esempio: “Se la donna fosse una buona cosa, Dio ne avrebbe una”, che diverte il pubblico entusiasta.
E' caloroso il consenso e gli applausi del pubblico alla fine della prima della commedia  di Mauro Graiani e Riccardo Irrera diretta da Claudio Piccolotto in scena al Teatro Golden fino al 3 febbraio 2019

 di  GUIDO DEL CORNO’

D.O.C. Donne d’Origine Controllata con Francesca Reggiani al Sala Umberto

La recensione
D.O.C. Donne d'Origine controllata, mi ricongiunge con lo spettacolo visto nel 2009 al Sala Umberto intitolato proprio Tutto quello che le donne non dicono, interpretato dall'attrice romana Francesca Reggiani che è tornata per divertire e far riflettere attraverso la sua satira dissacrante al femminile, per spiazzare ogni luogo comune e salvare (forse) la donna che ha superato i quaranta, dalla dimenticanza e l'abbandono.
Le donne citate, le famose, quelle al potere, le sindache e le ministre, contestate e in parte comprese, accompagnano attraverso citazioni, imitazioni e jinjle pubblicitari l'attrice che cerca di descrivere i tempi in cui tentiamo di vivere dignitosamente.
Accanto alle famose ci sono le donne normali, che fanno i conti con i propri mariti, mediocri ma nonostante tutto buoni ed affidabili e quelle che i mariti li perdono perché sedotti da abilissime donne dell'est, fino a quando l'idillio finisce e i mariti tornano a casa e le mogli se li riprendono sempre.  
Dalla televisione alla vita di tutti i giorni per le strade, piene di rifiuti ingestibili, Francesca Reggiani fotografa Roma e i romani, con la lente d'ingrandimento dell'ironia, sdrammatizzando tutto dalla A alla Z, valorizzando le donne con la D maiuscola alla ricerca disperata dell'uomo ideale.
Un monologo condiviso con il pubblico che ride a crepapelle e riflette, domandandosi il perché sia così importante oggi usare lo zenzero e la curcuma in cucina, oppure perché sia sempre la donna quella che finisce nelle pubblicità sull'incontinenza oppure su altri spot imbarazzanti.
Lo spettacolo di Francesca Reggiani | Valter Lupo | Gianluca Giuliarelli e con Linda Brunetta in scena dall'8 al 13 gennaio 2019, prodotto da Parmaconcerti - Pierfrancesco Pisani – Argot Produzione, ha portato una ventata d'allegria in teatro.



Il comunicato stampa
Un nuovo show, anzi uno dei pochi ‘oneman show al femminile’.
Francesca Reggiani, da anni, assicura comicità ed ironia.
La Reggiani vuole offrirci un manuale di sopravvivenza al caos, una bussola per orientarsi in un mondo sempre più smagnetizzato.
Non esiste più la strada sicura, il posto fisso, il porto franco, la via retta.
Oggi si procede per sbandamenti. Rimbalziamo tra vero e falso, tra realtà e reality, tra innovazione e tradizione. Con la sensazione di essere le palline di una partita a flipper giocata da altri. Non doveva andare cosi! E dunque non ci restano che due opzioni.
Piangersi addosso.
Farci sopra della satira.
La Reggiani, naturalmente, sceglie la seconda.
Affila le armi che le sono proprie per costruire uno spettacolo che procede per frammenti.
Monologhi sull’attualità, parodie di personaggi famosi, contributi video che fanno il verso a programmi televisivi e jingle pubblicitari. Un procedere sincopato, a strappi, per comporre un puzzle dove tutto si tiene, dove mondi apparentemente inconciliabili finiscono per parlare tra loro.



SALA UMBERTO
Via della Mercede, 50 Roma
Dal martedì al sabato ore 21, domenica 13 gennaio ore 17 e ore 21
Prezzi da 19 a 34 euro – www.salaumberto.com tel.06.6794753 prenotazioni@salaumberto.com


Ufficio stampa teatro Silvia Signorelli signorellisilvia@libero.it Mob. +39 338 9918303
Facebook: SiSicommunication - Twitter: @silviasignore

RUDENS – LA GOMENA di TITO MACCIO PLAUTO – VINCENZO ZINGARO

 La recensione
“Cazzi la gòmena” di fantozziana memoria, potrebbe essere il leit-motiv della pièce con impronta decisamente mediterranea, localizzata in un’isola libica vicina a Cirene.
Una Cirenaica che appare baricentro di passaggio per ogni tipo di navigante, ma qui quasi invasa per l’atavico effetto migratorio da popoli del mare di varie estrazioni, ma resi volutamente caricaturali.
Quattro romani doc, di cui il protagonista, Mormora di nome, nato però ad Atene, il quale in finale mormorando mormorando, quale deus ex machina, riesce a risolvere con ragionamenti appena accennati, ma che poco hanno di matematico, una situazione ingarbugliata, con messaggi di buoni sentimenti.
  Le due prostitute Ombrina ed Alghetta,  di cui una risulterà essere la figlia scomparsa del Mormora, e già oggetto di riscatto da parte di un fantomatico Cavallo Marino, di lei innamorato, sempre citato ma che non appare mai nella scena.
 Un pescatore, servo di Cavallo Marino, che arriva - materialmente in teatro - con una barca di salvataggio, sfuggito ad un naufragio di cui sono state vittime anche le due dame, che si sono salvate altrimenti.
Un pescatore sardo, che con i guerrieri shardana ha nulla in comune, pescatore di fatto e di nome, che usa più che la lingua sarda un poco credibile ma simpatico grammelot fatto di eccessi di “Ayò” e di “cappito mi hai”, nonché alcuni membri di cori dai bassi profondi tipici dei tenores sardi, dall’aspetto più vicino ad un Archellino un po’ becero che ai mamuthones.
Non poteva mancare uno Squalo, di nome e di fatto, (di nome Demone nell’opera originale), siculo doc, di professione magnaccio, l’eroe cattivo che spesso accenna a comportamenti di stampo mafioso.
Siamo di fronte ad una versione fiabesca ma ancor più riadattata all’odierno, di un’opera teatrale già altamente attuale, al Teatro Arcobaleno fino al 20 gennaio 2019.


 di  GUIDO DEL CORNO’

 

 Il COMUNICATO STAMPA

Dal 28 Dicembre 2018 al 20 Gennaio 2019, al Teatro ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico) di Roma, la prestigiosa Compagnia CASTALIA, presenta RUDENS di T. M. Plauto, con l’adattamento e la regia di Vincenzo Zingaro. Con Ugo Cardinali, Piero Sarpa, Rocco Militano, Fabrizio Passerini, Annalena Lombardi, Laura De Angelis.

RUDENS è una delle commedie più affascinanti di Plauto, dotata di squisita freschezza e di atmosfere fiabesche, in virtù dell’inconsueta ambientazione marina in cui si svolge la vicenda, da cui Shakespeare prese spunto per la sua celebre opera “La Tempesta”.
RUDENS è uno splendido esemplare in cui intravedere il passaggio dalla Commedia greca alla Commedia latina e a quella moderna, fino alla Commedia musicale, di cui Plauto può essere considerato il precursore. Lo spettacolare e divertente allestimento di Vincenzo Zingaro, proprio in forma di Commedia musicale, restituisce tutti gli aspetti del teatro plautino, in un “gioco attoriale” che recupera il filo che dal mondo classico si dipana fino a noi, enfatizzando tutti gli aspetti fiabeschi e fantastici dell’opera: un’isola costruita nel teatro, barche a vela che attraversano la platea per attraccare a un moletto a ridosso della scogliera, l’imponente tempio di Venere, all’ombra del quale si staglia la casa del vecchio Mormora, il cangiare del cielo dopo la tempesta, creano una dimensione incantevole che proietta gli spettatori fuori dal tempo. Una favola divertente per un pubblico di qualsiasi età, particolarmente adatta per trascorrere le Festività con tutta la famiglia. Lo spettacolo prevede la SERATA SPECIALE CAPODANNO con brindisi di mezzanotte, buffet dolce, riffa di capodanno e Festa con la Compagnia!

NOTE DI REGIA

RUDENS (La Gòmena) è una delle opere più affascinanti di Plauto, dotata di squisita freschezza e di atmosfere fiabesche, in virtù dell’inconsueta ambientazione marina in cui si svolge la vicenda.
Basti pensare al prologo, in cui Giove, scatena una terribile tempesta, in seguito alla quale viene affondata la nave del fraudolento lenone. Si presume che proprio da questa scena Shakespeare abbia preso spunto per l’elaborazione del suo celebre dramma “La Tempesta”.
Appare subito evidente che ci troviamo di fronte ad un’opera estremamente interessante che, nel corso dei secoli, ha ispirato insigni autori: dall’Ariosto, nella “Cassaria”, al Ruzzante nella “Piovana”, al Della Porta ne “La fantesca”, e molti altri.
Dicevamo interessante, anche perché Plauto, in maniera davvero inusuale, sembra in questa commedia aver preferito mitigare gli eccessi puramente farseschi e licenziosi che contraddistinguono la sua creatività, a favore di un tono generale più intimista, più attento a certi aspetti etici, senza per questo nulla togliere al divertimento e alla godibilità dell’opera, che, anzi, si presenta così più ricca di elementi variegati. Per questa particolarità, si è pensato ad una maggiore aderenza al modello greco, in questo caso offerto da Difilo, celebre autore della Commedia Nuova, che offrì a Plauto anche il modello per la più scollacciata “Casina”.
L’opera costituisce uno splendido esemplare in cui intravedere il passaggio dalla Commedia nuova greca (la nèa) alla Commedia latina (la fabula palliata), offrendo l’occasione di assaporare gli echi di tutta la tradizione teatrale italica, fino ad abbracciare le più moderne forme di spettacolo, come la Commedia musicale, di cui Plauto può essere considerato il precursore.
Infatti, la commedia plautina era composta da diverbia (parti recitate) e cantica (parti cantate) e nessuno come Plauto riuscì a fare di quest’uso variegato dell’espressione scenica un’arte così grande. In RUDENS, l’aspetto musicale è strettamente legato all’elemento fiabesco, che nel mio allestimento ho cercato di far rivivere fantasticamente: un’isola costruita nel teatro, barche a vela che attraversano la platea per attraccare a un moletto a ridosso della scogliera, l’imponente tempio di Venere, all’ombra del quale si staglia la casetta del vecchio Mormora, il cangiare di colori sul cielo dopo la tempesta notturna, sono tutti elementi che contribuiscono a rendere il sapore di una grande fiaba. Una fiaba raccontata in forma di commedia musicale, attraverso un “gioco attoriale” che cerca di recuperare quel filo sottile che dal mondo classico si dipana fino ai nostri giorni, fondato su un’istanza di comunicazione accessibile a tutti, semplice nel suo rimando ad archetipi della rappresentazione della condizione umana. Per questo, anche all’interno di una storia così delicata, rispondente ai canoni della Commedia nuova greca, non ho potuto fare a meno di rintracciare elementi di fescennini e soprattutto di farsa atellana, tipici della tradizione italica, che costituirono la forza e il segreto del successo del nostro autore; elementi che nel ‘500 confluirono in quell’importantissimo fenomeno chiamato Commedia dell’Arte e successivamente nell’Avanspettacolo e nella cosiddetta Commedia all’Italiana del nostro cinema. E’ infatti nella scoppiettante comicità delle sue caratterizzazioni e nella creazione di un “piano metateatrale”, all’interno del quale il pubblico viene coinvolto in un continuo gioco di interazione, che si palesa tutta la dirompente creatività di Plauto.
I suoi personaggi sono personaggi del popolo, che egli sapeva rendere vivi attraverso l’uso di forti caratterizzazioni e di un linguaggio molto vicino a quello del quotidiano, ricorrendo a neologismi, a termini stranieri comicamente storpiati, a inflessioni dialettali, incastonando il tutto in una vera e propria “partitura metrica”.  Partitura che ho cercato di ottenere attingendo allo straordinario patrimonio linguistico costituito dai nostri dialetti (senza nessun intento realistico di connotazione geografica), così ricco di colori e di sfumature sonore, più che mai adatte a dipingere il carattere popolare dei personaggi plautini, e a restituirne tutta la musicalità.
Cito, ad esempio, la scena in cui mi sono divertito a “stilizzare” l’originale Coro dei pescatori (presenza del tutto inconsueta in una commedia plautina), in un simpatico e bizzarro “Coro sardo”.
Ma ciò che colpisce di più in questa commedia è la centralità dell’aspetto etico, come non ce lo saremmo mai aspettati dal teatro di Plauto.
La sua rappresentazione del RUDENS sulla scena romana, con tale ricchezza di motivi (al di là della strabordante vis comica), dall’avventuroso al sentimentale, dallo sdegno al sollievo, dallo sbigottimento alla speranza, sembra abbia voluto offrire agli spettatori un motivo di stupore e di riflessione, con il quale l’autore prende le distanze da un concetto esclusivo di effimera evasione.
Il Plauto farsesco a cui siamo abituati appare in quest’opera mitigato a favore di istanze comunicative più delicate e profonde.
Forse, forte oramai della sua fama consolidata (la commedia è datata intorno al 189 a. C.), il nostro autore si è sentito libero di uscire dagli schemi consueti per “incontrare” il suo pubblico su un piano diverso. Forse, passati gli anni della guerra punica e, dopo un decennio, passata l'euforia della vittoria, gli umori dei cittadini volgevano ormai in direzioni diverse: emergeva l'esigenza di una riforma del costume. Possiamo quindi ipotizzare che l'estro del poeta abbia incontrato la particolare condizione dei tempi: da questo incontro nasce RUDENS, un unicum nel teatro di Plauto, in cui il Sarsinate, nel colloquio finale fra il vecchio Demone e il servo Gripo, decide di lasciare agli spettatori un messaggio di delicata e profonda saggezza sul concetto di onestà e di rispetto, contro l’avidità, facendo di quest’opera una vera e propria favola senza tempo, adatta ad un pubblico di qualsiasi età.                                                                                                                                                  
Vincenzo Zingaro


Biglietti:
Intero € 21,00
Ridotto € 17,00
Ridotto studenti € 14,00
Ridotto bambini € 10,00
Per la serata SPECIALE CAPODANNO: biglietto unico € 45,00         


Ufficio Stampa: Brizzi Comunicazione
06.39030347-06.39038091 - cell. 334 5210057

TEATRO ARCOBALENO (Centro Stabile del Classico)
Via F. Redi 1/a - 00161 Roma
Tel./ Fax 06.44248154 - Cell. 320.2773855


IL PIÙ BRUTTO WEEKEND DELLA NOSTRA VITA

La recensione
Il teatro antico di ellenica memoria si imperniava su tre unità cosiddette Aristoteliche, rispettivamente: a) di luogo, b) di tempo (orientativamente h 24), c) di azione.
Qui ci troviamo di fronte ad una pièce ambientata in un unico luogo, la casa di campagna dell’avvocato interpretato da Nini Salerno, ironia della sorte, una casa senza “vicolo” di accesso, di un ex Gatto senza “vicolo” (Miracoli) ormai da tempo, e con successo, Nini Salerno. Il tempo si è sublimato in due week end traslati di due anni;
 L’azione è quella tipica di tante performances di commedia d’arte popolare, in cui le coppie si scoppiano e si intrecciano, tanto che in finale non si capisce bene chi sta con chi…
 Un misto di “Eros” e “Thanatos”, nel tentativo irrisolto di pacificare o “acquietare”, con un epilogo da piccolo mantra, un “mantrino” barese, dai toni alti e poi bassi (un “little tono”), sull’onda di un ricordo da braccino corto di un week end all’Isola d’Elba, con due tedeschi fantomatici eroi dismessi, ed un cocktail di Pina Colada pagato da Maurizio Micheli (anche regista), con incorporata estorsione e relativo finto oblio da parte di Nini Salerno.
 La scena, di Lorena Curti, con una sedia volutamente improponibile ed un tavolo fasullo neanche da mercatino dell’usato; come volutamente improponibili i vestiti della Boccoli, ma anche della Elia.
 Le due protagoniste, Benedicta Boccoli e Antonella Elia, molto cresciute ma non solo di età, non si lasciano offuscare dai due pezzi da novanta, anzi…
 Il tutto finisce in un tripudio di ottusità rancorose e di chiari di luna irrisolti, che vengono  appianati, anzi “acquietati”, quasi un deus ex machina con un rigurgito di omosessualità non condivisa, ma che era risultata presente negli accenni reiterati da parte delle due signore alla “resurrectio interrupta”, e alle più disparate sindromi, da quella del ferroviere a quella non meglio definita “di Amanda Lear”.

   Uno spaccato ironico del costume moderno, al Teatro Ciak di Roma dal 10 al 27 gennaio 2019.



 di GUIDO DEL CORNO’
 


Ufficio Stampa: Alessia Ecora – 338.7675511 – alessia.ecora@gmail.com

Il Musical A CHRISTMAS CAROL, un canto corale e illuminante

La recensione
La magia del Natale prosegue al Teatro Quirino Vittorio Gassman con il musical A Christmas Carol presentato dalla Compagnia dell'Alba in co-produzione con il TSA (Teatro Stabile d'Abruzzo) e con la scuola d'arte New Step di Americo Di Francesco e Paola Lancioni. Il classico della letteratura 'Canto di Natale' dello scrittore inglese Charles Dickens, dopo diverse versioni cinematografiche come quella in programmazione su Sky intitolata proprio "Dickens - L'uomo che inventò il Natale" con Dan Stevenson e Christopher Plummer, dov'è raccontata la tempestosa creazione del Canto, è proposto nella sua versione teatrale per la prima volta in Italia, con la regia e le magnifiche coreografie di Fabrizio Angelini e il volto di Roberto Ciufoli impegnato nel ruolo di Ebenezer Scrooge, protagonista dello spettacolo, personaggio avaro ed egoista che la notte di Natale riceve la visita di alcuni spettri i quali lo porteranno a rivedere la sua indole meschina e a redimersi.
Lo spettacolo si presenta come un vero e proprio Canto di Natale con le straordinarie musiche di Alan Menken, le liriche di Lynn Ahrens, il libretto di Mike Ockrent e Lynn Ahrens. Lo spettacolo presentato in prima assoluta da Radio City Entertainement al teatro del Madison Square Garnen, nella versione italiana è affidato a Gianfranco Vergoni, la direzione musicale è di Gabriele de Guglielmo e oltre a incantare Broadway, ha sedotto e ammaliato il pubblico italiano in questo fantastico tour giunto al teatro Quirino dall'8 al 13 gennaio 2019.
Scrooge/Ciufoli vive e consuma la sua esistenza in un mondo senz'amore e bellezza, dove il Natale appare come una 'scemenza', una perdita di tempo, un momento di totale inutilità. Sarà la presenza degli spiriti del Natale, quello Passato interpretato da Carolina Ciampoli, quello del Natale Presente (Gabriele de Guglielmo) evocati dallo spirito del suo collaboratore estinto e avvolto dalle stesse catene che ha forgiato in vita Jacob Marley (Andrea Spina) e le premonizioni mostrate dallo Spirito del Natale Futuro (Arianna Milani) a fargli compiere un viaggio di purificazione alla scoperta del vero significato del Natale e che cambierà per sempre la sua esistenza.
La comparsa degli spiriti del Natale è accecante, avvolti da una luce che metaforicamente equivale alla luce della coscienza, una sorta di grillo parlante del Pinocchio di Collodi che ammonisce, indicando la strada giusta da seguire.
Fabrizio Angelini veste i panni di Mr. Fezziwig, danzando con un cast straordinario. 
In questo musical il viaggio è corale e spirituale, verso un distacco dalle cose materiali che rendono gli uomini meschini e orribili. Siamo tutti un pò Scrooge e il teatro rende possibile questa catarsi, ossia una purificazione che ci illumina, indicandoci la giusta strada da percorrere per diventare uomini migliori.

di Tania Croce


La storia dello spettacolo
Dopo Aggiungi un posto a tavola la Compagnia dell'Alba presenta il musical A Christmas Carol, adattamento del celebre romanzo di Charles Dickens con musiche del compositore statunitense Alan Menken che vanta ben 19 nomination agli Oscar e 8 vittorie con lavori quali La Bella e La Bestia, La Sirenetta, Aladdin, Sister Act, ecc. 
Roberto Ciufoli interpreterà l'impegnativo ruolo di Ebenezer Scrooge, protagonista dello spettacolo, personaggio avaro ed egoista che la notte di Natale riceve la visita di alcuni spettri che lo porteranno a rivedere la sua indole meschina e a redimersi.
La Compagnia dell’Alba, diretta da Fabrizio Angelini e Gabriele de Guglielmo, porta in scena il musical A Christmas Carol in co-produzione con il TSA – Teatro Stabile d’Abruzzo e con la collaborazione della scuola d’arte New Step di Americo Di Francesco e Paola Lancioni Il racconto di Charles Dickens è proposto nella sua versione teatrale, per la prima volta in Italia, con le musiche e le canzoni di Alan Menken (autore di La Bella e la Bestia, La Sirenetta, Aladdin ecc.). Lo spettacolo è stato presentato, in anteprima nazionale, il 15, il 16 e il 17 novembre al Teatro Tosti. Alle tappe di Ortona, segue un tour nazionale di oltre 30 date. La Compagnia dell’Alba ha toccato le città di Milano, Sulmona, Colle val d’Elsa, Teramo, Campobasso, Isernia, Seregno, Reggio Emilia, Taranto, Lecce, Cosenza, Mestre, Bari, Fermo, Verbania, Bologna e ora si appresta ad approdare, con ben sei date, al Teatro Quirino di Roma. Ad interpretare il ruolo di Ebenezer Scrooge, un ricco uomo d’affari dall’indole meschina e avara, è Roberto Ciufoli attore, comico e regista teatrale italiano. Accanto a Ciufoli i performer storici della Compagnia dell’alba a cui si aggiungono gli artisti selezionati dopo una serie di audizioni tenutesi al Teatro Tosti di Ortona durante i mesi estivi. Accanto al cast adulti, un cast di bambini anche loro scelti attraverso audizioni nazionali: Ilaria Carafa, Chiara Luna Casturà, Andrea Pio De Carolis, Gianvito Giuliani, Nikita Lebedev, Mariele Oliva, Alessio Pantaleo, Alberto Salve, Davide Tucci.

La trama
E’ la vigilia di Natale, nella Londra del 1843, e tutti si accingono a festeggiare la ricorrenza. Solo il vecchio usuraio Ebenezer Scrooge, mal sopporta questa festività. Scrooge, chiuso il negozio, si reca solitario verso la sua dimora. Durante la cena, riceve la visita di tre spiriti: quello del Natale passato, quello del Natale presente e quello del Natale futuro. I tre spettri, tra flashback e premonizioni riusciranno a mutare l'indole meschina ed egoista di Scrooge, che si risveglierà la mattina di Natale con la consapevolezza che l’avidità del denaro e l'attaccamento alle sole cose materiali sono sbagliati: finalmente la carità e la fratellanza si faranno largo nel cuore del vecchio usuraio, che per la prima volta trascorrerà il Natale con il nipote Fred e la sua famiglia.

Cast adulti
Carolina Ciampoli (Spirito del Natale Passato), Roberto Colombo (Bob Cratchit), Gabriele de Guglielmo (Spirito del Natale Presente), Angelo Di Figlia (Fred Anderson), Andrea Spina (Jacob Marley), Maria Maddalena Adorni (mamma di Scrooge), Cristian Cesinaro (Mr. Smythe), Valentina Di Deo (Sally Anderson), Edilge Di Stefano (Emily), Alex Liotta (Vecchio Joe), Claudia Mancini (Fan), Monja Marrone (Mrs. Cratchit), Serena Mastrosimone (Mrs. Mops), Arianna Milani (Spirito del Natale Futuro), Yuri Pascale Langer, (Scrooge a 18 anni) Giulia Rubino (Mrs. Pickwick), Serena Segoloni (Mrs. Fezziwig)

Note di regia
Il personaggio di Ebenezer Scrooge, al di là del semplice racconto e del significato intrinseco della novella dickensiana, potrebbe essere facilmente ricondotto ad una certa tendenza del mondo di oggi: quella di isolarsi, di non tener conto degli altri, dell’indifferenza, dell’essere asociali, pur nell’epoca dei social. Tra un’umanità che va sempre più in fretta, oggi si tende spesso a rinchiudersi nel proprio guscio, nel proprio mondo, con il proprio cellulare e i propri auricolari, per isolarsi da tutto e da tutti. Ecco dunque che il monito del defunto amico Marley, che appare a Scrooge nelle vesti di uno spettro proprio per suggerirgli un cambiamento nella sua vita e nel suo carattere, dovrebbe essere un monito per tutti noi, verso un atteggiamento che guardi maggiormente alla tolleranza, all’accoglienza, agli altri. Se tutto questo è poi accompagnato dalle meravigliose musiche di Alan Menken, per la prima volta presentate in Italia, allora un messaggio così forte non può che divenire vincente e positivo per farci riflettere, sia pure all’interno di una cornice divertente e di intrattenimento, su quanto una maggiore apertura verso gli altri potrebbe cambiare e migliorare le nostre vite.


TEATRO QUIRINO di Roma
dall’8 al 13 gennaio 2019
Ore 21, 10 e 13 gennaio ore 17

Prezzi: Platea €30,00, I Balconata €24,00
II Balconata €19,00, Galleria €13,00

Ufficio stampa Silvia Signorelli www.comunicazioneeservizi.com

Facebook: SiSicommunication - Twitter: @silviasignore

Ufficio stampa Compagnia dell’Alba Daniela Cesari   347.7901827 Benedetta Paludi 329.0103430





11/01 2014 - 11/01 2019 5 anni senza Arnoldo Foà


11/01 2014 - 11/01 2019
5 anni senza Arnoldo Foà
La vedova Anna Procaccini Foà istituisce il “Premio Arnoldo Foà. Teatro e Visioni” e chiede un teatro intitolato all’attore, regista e commediografo, volto del Novecento italiano
L’11 gennaio 2014 scompariva Arnoldo Foà, uno dei più grandi attori italiani del ‘900.
Grande protagonista della cultura italiana del '900, attore di teatro, di cinema, tv, regista e doppiatore, ma anche scultore, pittore e poeta, era nato a Ferrara il 24 gennaio del 1916.
Nel ricordarlo a 5 anni dalla scomparsa, la vedova Anna Procaccini Foà torna ad esprimere il desiderio di vedere un teatro intitolato ad Arnoldo Foà, per onorare un grande artista molto amato ancora oggi, anche dai giovani che grazie alla sua inconfondibile voce riscoprono la poesia.
Nel 2019 sarà istituito il Premio Arnoldo Foà. Teatro e Visioni, e sarà possibile visitare in diverse città la mostra Arnoldo Foà. Una vita lunga un secolo che ha già raccolto grande successo a Roma e Firenze
Per conoscere meglio la figura di questo grande Artista, da poco in circolazione il libro Io il teatro. Arnoldo Foà racconta se stesso di Anna Procaccini (Rubbettino Editore), e Autobiografia di un artista burbero di Arnoldo Foà (Sellerio).
ARNOLDO FOÀ. Attore, regista e commediografo, tra i più importanti in Italia.
Ha interpretato più di 100 films, e ha lavorato con famosi registi italiani e internazionali (Pietro Germi, Alessandro Blasetti, Giuliano Montaldo, Orson Welles, Joseph Losey, Edward Dmytryk, Christian Jacques, Alessandro D’Alatri, Ettore Scola). Nastro d’Argento 2004 per “Gente di Roma” di Ettore Scola.
Intensa e prestigiosa la sua attività teatrale. Ha portato sulle scene spettacoli di autori sia classici che contemporanei, con registi come Visconti, Strelher, Menotti, Ronconi, e con regie sue.
Oltre a opere di Shakespeare, Pirandello, Aristofane, Checov, Plauto, Caldwell, O'Neill, ha rappresentato anche commedie e drammi suoi. E' anche regista di opere liriche.
Celebri le sue dizioni di poesia, delle quali sono state realizzate registrazioni su vinile negli anni ’60 (Disco d’oro per il disco di poesie di Garcia Lorca), e recentemente su cd.
Il suo nome è legato ad alcune delle più importanti e famose produzioni della Televisione Italiana, tra cui "La freccia nera", "Il giornalino di Gianburrasca", "Nostromo", “Il Papa Buono”.
Arnoldo Foà è inoltre pittore, scultore e giornalista, e ha pubblicato per Gremese Recitare. I miei primi 60 anni di teatro, per Pellicanolibri due romanzi, La costituzione di Prinz, e Le pompe di Satana, e una raccolta di poesie, La formica; per Corbo Editore Joanna. Luzmarina, e per Sellerio Autobiografia di un artista burbero (2010)
www.arnoldofoa.it
Ufficio Stampa HF4 Marta Volterra marta.volterra@hf4.it 3409690012

Guido Matitaspuntata

Il teatro visto da un architetto

Nel 2019 le cose diventano più belle e anche Pennadoro ha scelto un nuovo collaboratore con cui  proseguire tante esperienze lavorative anche in teatro. 
La nostra collaborazione nasce nel 2009 per il mensile ACSI Mille+Mille, dove io lavoro e Guido Del Cornò cura la rubrica Architettura dello sport (in foto).
Di lì a poco, prende forma là pièce Intervista al Padreterno, uno spettacolo bellissimo messo in scena dalla Compagnia Amatoriale delle Giuggiole, scritto, interpretato e diretto da Guido con la supervisione di Tania Croce e Annunziata Concas, sostenitrice in toto del progetto spettacolo. Guido ha all'attivo la pubblicazione di numerosi manuali di architettura da leggere e condividere, pubblicati con Il mio libro.
Pronti e motivati per questa nuova avventura, Pennadoro ed io diamo il benvenuto a Mister Del Cornò che scriverà le sue emozioni teatrali all'interno di questo speciale contenitore.

Tania Croce

Ti ringrazio, è un onore e piacere poter condividere nel blog Pennadoro esperienze teatrali, e non (anche se spesso tante attività dello scibile umano sono riconducibili a diverse forme di teatro, "a loro insaputa".
E per fare da contrappunto a "Pennadoro", umilmente mi si potrà definire "Matitaspuntata", in linea con quanto sviluppato nel libercolo "Sono un architetto pentito".

Guido Matitaspuntata 
PennadorodiTania CroceDesign byIole