Odissea Penepole e il viaggio interiore di Iaia Forte

Iaia Forte è Penelope, la protagonista della rilettura di Giuseppe Argirò, liberamente ispirata all'Odissea di Omero. Il racconto del viaggio di Ulisse da parte della moglie, dopo dieci anni d'inconsolabile solitudine, è liberatorio e indispensabile perché consente un' affermazione del se e inaugura un percorso interiore di rinascita successivo all'annichilimento come donna. La Penelope descritta da Argirò e interpretata da un'attrice capace di virtuosismi linguistici che le consentono di prestare la sua voce alla maga Circe, alle sirene e persino a Polifemo, attualizza i personaggi noti a tutti e verso i quali si nutre un sacro rispetto e un certo distacco. Gli eroi omerici appaiono vicini a noi, mostrandosi vivi, brutali e capaci di compiere le bassezze umane. Lo spettacolo seducente come il canto delle sirene di Odisseo, dopo il successo ottenuto nei vari siti archeologici nazionali, ai Giardini della Filarmonica e all' Arcobaleno di Roma, sarà al teatro Flaiano fino a domenica 18 novembre. 

di Tania Croce




Un autunno di fuoco al Ghione

"Può esserci bellezza anche nella disgregazione delle cose", come ci mostra Alexandra, ex pittrice ed hippy, grata al suo corpo per averla accompagnata nei viaggi emozionanti della sua vita e che sceglie di passare il tempo che le resta barricandosi in casa, a dispetto dei figli che la vorrebbero rinchiudere in un ospizio. È seduta nella sua poltrona accanto alla finestra dove a tenerle compagnia è un imponente albero e cullandosi nella sua amata solitudine, trascorre i suoi giorni fino a quando  irrompe nella sua casa Chris, il figlio che non vede da vent'anni. L'accesso dalla porta, è vietato a chiunque, così il ragazzo si arrampica sull'albero per entrare dalla finestra. Lo scontro iniziale tra due generazioni a confronto, si  trasforma in un dialogo pieno di suggestioni, ricordi indimenticabili e l'amore smisurato di un madre verso suo figlio. Quell'amore è in fondo l'unica eredità che l'anziana madre vuole lasciare a Chris, il terzo dei figli e quello che più le somiglia. L'albero ruota su se stesso per indicare il tempo che passa e una danza tenera e rivoluzionaria, culla in un abbraccio le due anime affini, superando la dimensione spazio temporale. La commedia scritta da Eric Coble e di cui il regista Marcello Cotugno si è letteralmente innamorato, nell'adattamento italiano ha trovato due attori che si sono calati perfettamente nei panni dei protagonisti. Milena Vukotic, recita con innato talento ed eleganza,  mostrando non solo la tenerezza e la saggezza della vecchiaia ma con spirito ribelle e vigore, il valore dell'esistenza. Maximilian Nisi esprime le contraddizioni e il dolore dell'essere figlio e l'estrema difficoltà a dimostrare il proprio sentimento al genitore.
"Un autunno di fuoco è uno spettacolo che prova a parlare con leggerezza della morte e con profondità del senso della vita" (Marcello Cotugno).

di Tania Croce


La classe e la memoria storica al Sala Umberto

La classe è la pièce ambientata nell'aula di una scuola in periferia dove alcuni ragazzi si ritrovano per un corso di recupero per studenti sospesi per motivi disciplinari. L'Istituto Comprensivo, gestito da un preside (Claudio Casadio) rigoroso verso le nuove generazioni, è vicino al temuto Zoo, uno dei campi profughi più vasti del continente.
In questa classe, Albert, il professore di storia senza grandi ambizioni e sogni, vorrebbe tenere le sue lezioni ma il gruppo di studenti preferisce firmare e andarsene oppure vedere film e documentari durante l'orario scolastico, piuttosto che starlo ad ascoltare.
E' attraverso una ricerca sull'Olocausto siriano che avviene una cosa straordinaria in classe: il contatto tra le nuove generazioni e la memoria storica. La conoscenza dei grandi traumi della storia contemporanea, cambierà per sempre il punto di vista di questi giovani sbandati.
Vincenzo Manna, il suo autore (in video), spiega che sono state fatte molte ricerche per giungere a questa storia e il rapporto Caesar è stato utilizzato come documento e testimonianza di vere e proprie fosse comuni e dello sterminio di massa che si sta perpetrando nei nostri tempi, dopo quello traumatico degli ebrei. Anche se nella storia narrata non ci sono riferimenti precisi alla Siria, secondo l'autore, di queste storie scoperte sarebbe valsa la pena parlare.
Il confronto con le ferite della nostra società, è necessario alle nuove generazioni  per comprendere i punti in comune tra le foto dei giovani torturati, utilizzati per la ricerca scolastica e la realtà dei giovani di una città dell'Occidente.
La storia illumina i ragazzi di questa classe turbolenta e ribelle di cui il preside, anche se faticosamente e con le sue brillanti riflessioni, mette in luce i pregi e la tenacia attraverso la meravigliosa metafora della gallina, animale apparentemente fragile e inconsistente eppure caparbio e capace di giungere a piedi sulla luna.
 Ottima prova per Claudio Casadio, Andrea Paolotti, Brenno Placido, Edoardo Frullini, Valentina Carli, Haroun Fall, Cecilia d'Amico e Giulia Paoletti, diretti da Giuseppe Marini con una particolare cura e attenzione verso il linguaggio usato dai ragazzi alla deriva, appropriato nonostante il contesto in cui è ambientata la vicenda.
La prima de La classe, è stato un vero successo. Lo spettacolo è molto interessante. Da vedere.


di Tania Croce




                                                 (L'intervista a Claudio Casadio)

                                                     
                                                                            (L'autore)

Torna al Teatro di Rifredi La bastarda di Istanbul

Già applaudito da 33.301 spettatori, torna in scena per la quarta volta al Teatro di Rifredi, da giovedì 15 a domenica 25 novembre, lo spettacolo tratto dal best seller di Elif Shafak “La bastarda di Istanbul” il cui tema centrale è quel buco nero nella coscienza della Turchia, cioè la “questione armena”, ovvero l’eccidio degli armeni per mano dei turchi nel 1915.
Simbolo di quella parte della Turchia che ha il coraggio di guardarsi dentro per raccontare le proprie contraddizioni, la scrittrice turca intreccia magistralmente le mille storie che fanno pulsare il cuore della sua terra dove le tradizioni occidentali e orientali si confondono, portando alla luce le mille voci di donne, di minoranze, di immigrati, di tutto un mondo di etnie che hanno formato il patrimonio culturale turco e che la Turchia attuale sembra voler dimenticare.
In una Istanbul animata e reale -più che una metropoli una grande nave dalla rotta incerta su cui da secoli si alternano passeggeri di ogni provenienza, colore e religione- arriva segretamente la giovane americana Armanoush che, in cerca delle proprie radici armene, sbarca nella famiglia matriarcale del suo patrigno turco Mustafa. Lì incontrerà Asya “la bastarda”, sua coetanea, adolescente ribelle e nichilista, con una grande e colorata famiglia di donne alle spalle, e un vuoto al posto del padre.
Lasciamoci coinvolgere anche quest'anno da questa intricata e originale saga familiare multietnica, popolata da meravigliosi personaggi femminili, da storie brucianti, e segreti inconfessabili. Un segreto lega la Turchia all'Armenia, i turchi agli armeni, Asya ad Armanousch. Un segreto che forse non verrà svelato. Un segreto che ha l'aspetto di un'antica spilla di rubini a forma di melagrana.
Serra Yilmaz, attrice amatissima e fascinosa affabulatrice nonché testimone vivente della fecondità del dialogo interculturale, Angelo Savelli autore della riduzione del complesso romanzo e regista di un cast attoriale di grande spessore, Valentina Chico, Riccardo Naldini, Monica Bauco, Marcella Ermini, Fiorella Sciarretta, Diletta Oculisti, Elisa Vitiello, tutti insieme affrontano questo viaggio teatrale nella cattiva coscienza di una famiglia e di un popolo, navigando tra gli scogli della tragedia e sulle onde dell’ironia, mentre all’orizzonte scorrono le mobili e colorate video-scenografie di Giuseppe Ragazzini che evocano una Istanbul animata e reale, vera protagonista e non solo cornice dello spettacolo.

Per questa ripresa lo spettacolo rientra nei progetti della Fondazione Teatro della Toscana “Come sono vive le città” e nel “Festival d’autunno 2018”. Gli abbonati al Teatro della Pergola potranno usufrire di una riduzione speciale presentando il loro abbonamento alla cassa del Teatro di Rifredi (ingresso € 12 anziché € 16)

PER INFORMAZIONI
055/422.03.61 -  www.toscanateatro.it
PREZZI
Ingresso intero € 16,00 – ridotto € 14,00 (più diritti di prevendita)
Abbonati Teatro della Pergola € 12 (più diritti di prevendita)
PREVENDITA
Teatro di Rifredi dal lunedì al sabato (ore 16:00 – 19:00) | biglietteria@toscanateatro.it
Punti Vendita nei Circuiti Online BoxOfficeToscana e Ticketone
on line www.boxofficetoscana.it - www.ticketone.it

Teatro di Rifredi via Vittorio Emanuele II, 303 - 50134 Firenze tel. 055/422.03.61
Cristina Banchetti ufficiostampa@toscanateatro.it


Milena Vukotic - Maximilian Nisi in UN AUTUNNO DI FUOCO di Eric Coble



La Contrada – Teatro Stabile di Trieste 
presenta

Milena Vukotic - Maximilian Nisi
in
UN AUTUNNO DI FUOCO
di Eric Coble

regia
Marcello Cotugno

Traduzione Marco Casazza

Aiuto regia Martina Gargiulo
Scenografia Luigi Ferrigno
Costumi Andrea Stanisci
Disegno luci Bruno Guastini

'Non andartene mite in quella buona notte,
La vecchiaia dovrebbe ardere di furore
Alla fine del giorno;
Esplodi la tua rabbia alla luce che muore' (Dylan Thomas)

Il Teatro Ghione presenta,da venerdi 16 a  domenica 25 novembre, Milena Vukotic e Maximilian Nisi in “Un autunno di fuoco “ di Eric Coble, regia Marcello Cotugno,Traduzione Marco Casazza.

Note di regia
Quando ho letto per la prima volta 'Un Autunno di Fuoco', la prima suggestione che mi si è presentata alla mente è stata la bellissima poesia di Dylan Thomas “Do not go gentle into that good night”, un’acuta e emozionante esplorazione in versi sul tema della morte e del morire, come possibile gesto estremo di ribellione.
Ma quello di Thomas è anche un estremo urlo di vita, un imperativo che il poeta ci rivolge per ricordarci di come, nell’impossibilità di prevedere le circostanze della fine della nostra storia, dovremmo vivere il tempo che ci è dato. La consapevolezza della morte, infatti, dovrebbe amplificare la passione e l’energia sovversiva con cui decidiamo di vivere il nostro percorso.
Il testo di Coble prende spunto (inconsapevolmente?) da questa poesia, se è vero che Alexandra, la protagonista, si rifiuta caparbiamente di andarsene mite all’altro mondo: piuttosto che cedere alle richieste dei suoi figli, che vorrebbero “neutralizzare” la sua vecchiaia tra le mura di una casa di riposo, preferisce barricarsi in casa e difendersi, con degli ordigni fatti in casa, dai possibili attacchi di un mondo esterno da cui si sente incompresa e tradita.
Sarà il terzo figlio Chris, che Alexandra non vede da vent’anni, ad accompagnarla, attraverso un percorso di riflessione condivisa che è anche un tagliente e ironico incontro-scontro generazionale, verso una nuova consapevolezza: può esserci bellezza anche nella disgregazione delle cose, in un’età in cui, anche se il corpo perde forza e memoria, si può ancora guardare avanti verso traguardi nuovi e diversi, anche se magari posti appena pochi metri fuori dalla porta.
Lo spettacolo asseconda i livelli emotivi del testo, che, proprio come nella vita, sfuma dal registro di commedia brillante e surreale, articolata sull’incessante e caustico botta e risposta madre/figlio, verso quello di una scrittura introspettiva più complessa e profonda, scandita dall’alternarsi dei monologhi dei due protagonisti. Alla fine, la vecchiaia si rivela come una condizione relativa, di perdita ma anche di conquista, che sta a noi investire di significato e di bellezza.
Milena Vukotic, attrice straordinaria con cui sono profondamente onorato di lavorare, è l’interprete allo stesso tempo delicata e profonda che può restituire tutte le sfumature e la complessità di Alexandra: spirito libero, sguardo cinico e dissacrante, madre amorevole e donna senza radici. Maximilian Nisi, attore poliedrico e sensibile, è l’ideale controparte in grado di restituire tutta la straordinaria e dolorosa umanità di cui il personaggio di Chris è portatore.
Una scena che oscilla tra realismo e simbolismo, segnata dalla presenza incombente di un albero che ci riporta, allo stesso tempo, alle stagioni della vita e a ciò che resta dopo di noi; musiche che echeggiano, a tratti remixandolo, al passato remoto; luci che, nella tradizione espressionista, rendono vivi i sentimenti e le emozioni dei due interpreti: 'Un autunno di Fuoco' è uno spettacolo che prova a parlare con leggerezza della morte e con profondità del senso della vita.(Marcello Cotugno)


Orario spettacoli ore 21,00
Domenica ore 17,00
biglietti a partire da 23 euro
Teatro Ghione,via delle Fornaci,37,Roma
Info:06 6372294
Relazioni con la stampa Teatro Ghione: Maurizio Quattrini:
Cell. 338/8485333 - e-mail: maurizioquattrini@yahoo.it
Ufficio stampa Compagnia
Viola Sbragia 335 8369150
viola.sbragia@gmail.com

Antonio Ornano è Horny, tra fragilità e bellezza

Sabato 17 novembre il Teatro Sociale di Camogli ospiterà Horny, l’ideale prosecuzione di Crostatina Stand Up, un monologo da stand up comedian dal ritmo incalzante e senza orpelli scenografici o travestimenti di e con Antonio Ornano.

Chi è Horny? Horny è il soprannome di Antonio Ornano, un uomo adulto che ancora deve capire cosa si aspetta dalla vita. Horny è la cronaca spietata delle sue fragilità come marito e come padre. Un inno all'incompiutezza emotiva e sentimentale del maschio "adulto", un'ode all'imperfezione che in chiave comica si propone di squarciare l'ipocrisia di una società che ci vorrebbe sempre infallibili e di successo.

Ed è così che prenderanno voce molti pensieri intimi e alle volte inconfessabili. L’importanza del rock e di Bruce Springsteen nel complesso processo di crescita e formazione del protagonista, le sue prime pulsioni sessuali, il ruolo salvifico delle piccole menzogne intuitive e riflessive nel rapporto con la moglie Crostatina, il sesso matrimoniale dopo l'avvento dei figli, i viaggi in traghetto con tutta la famiglia, le proiezioni erotiche sulle mamme dell'asilo e molte altre . Ma si proverà anche a riflettere su come ci vediamo proiettati nella terza età e su come un immaginario collettivo inzuppato di luoghi comuni spesso condizioni il nostro approccio all' omosessualità, e in generale a tutto quello che erroneamente reputiamo diverso ma che semplicemente abbiamo paura di conoscere.

Teatro Sociale Camogli

Piazza Giacomo Matteotti, 5

Info e prenotazioni: tel. 01851770529 - email biglietteria@teatrosocialecamogli.it


La leggenda Paganini sul palcoscenico del Centro Militare Veterinario di Grosseto

Secondo appuntamento musicale per La Voce di ogni Strumento, la rassegna diretta da Gloria Mazzi, che torna domenica 18 novembre alle ore 17.30 al Centro Militare Veterinario a Grosseto con “La leggenda Paganini”.
Il violinista Davide Alogna, il chitarrista Giulio Tampalini e l’attore Paolo Sassanelli faranno rivivere la “leggenda Paganini” sul palcoscenico del Ce.Mi.Vet. attraverso uno spettacolo in cui la musica si intreccerà alla narrazione dell’intensa vita del celebre compositore e violinista Niccolò Paganini. I grandi capolavori del compositore genovese, i Capricci per violino solo, la Sonata Concertata per violino e chitarra, Ghiribizzi e le Variazioni sul Carnevale di Venezia per chitarra, il celebre Cantabile in Re maggiore, la prima Sonata per violino e chitarra dal “Centone” e il guizzo inconfondibile della “Campanella”, si alterneranno nell’interpretazione di Alogna e Tampalini, alla voce recitante di Paolo Sassanelli, che firma anche la regia dello spettacolo, su testi di Biancamaria Melasecchi e Filippo Michelangeli.
Proprio a Filippo Michelangeli, giornalista, editore, a sua volta musicista, si deve l’idea di “La leggenda Paganini”.
Protagonista di una biografia umana ed artistica densa di eventi speciali, personalità eclettica ed eccentrica, Niccolò Paganini non ha faticato a divenire una leggenda vivente già per il suo tempo. Idolo delle folle, amatissimo dalle donne, acclamato per le sue straordinarie abilità strumentali, il violinista è una sorta di pop star la cui ascesa nel mondo musicale a lui coevo è fulminea e abbagliante per tutti coloro che entrano in contatto con la sua figura talentuosa e carismatica. La leggenda Paganini racconta proprio questa storia e lo fa attraverso un canovaccio in cui le parole sono strettamente connesse alle splendide composizioni di Paganini.
Filippo Michelangeli così descrive l’ideazione e la realizzazione de La leggenda Paganini: “Una storia così romantica ha abbastanza elementi per prestarsi ad essere messa in scena e così ho trovato una persona bravissima che ha scritto un copione a 6 mani con me e Sassanelli, Bianca Melasecchi, che, documentandosi, è riuscita a cogliere un aspetto spettacolare e poetico per poter intrattenere il pubblico.
Il pezzo teatrale interseca il racconto musicale attraverso l’ottimo attore Paolo Sassanelli. Mi emoziona molto vedere il pubblico finale che si avvicina conoscendo della spettacolare storia di Paganini quello che conoscono i musicisti, praticamente niente. Noi musicisti colti abbiamo sempre snobbato Paganini, ritenendolo un compositore minore. Ha scritto fondamentalmente solo per violino, per chitarra, non ha scritto per pianoforte. È impressionante vedere come dopo poche scene dello spettacolo il pubblico si emozioni e si appassioni all’uomo Paganini e all’impareggiabile virtuoso e compositore. È uno spettacolo facilissimo da vedere e infatti sta avendo molto successo.”

A rendere giustizia alla musica di Paganini e ad evocarne la presenza in scena sono due grandi virtuosi dei rispettivi strumenti. Il violinista Davide Alogna si esibisce regolarmente da solista nelle più importanti sale da concerto di tutto il mondo e suona da solista con prestigiose orchestre.
Premiato in diversi concorsi nazionali e internazionali, ha registrato diversi cd da solista. Il chitarrista Giulio Tampalini è oggi uno dei più conosciuti e carismatici chitarristi classici europei. Vincitore del Premio delle Arti e della Cultura nel 2014, oltre 25 dischi solistici all’attivo, si è imposto in alcuni dei maggiori concorsi di chitarra. Tiene concerti sia da solista che accompagnato da orchestre sinfoniche in tutto il mondo. Tra i numerosi dischi che ha pubblicato, moti hanno ottenuto consensi unanimi e premi della critica. L’attore Paolo Sassanelli non ha bisogno di presentazioni, con la sua lunga e felice carriera teatrale, televisiva e cinematografica che lo ha visto protagonista di numerose produzioni.

“La leggenda Paganini” è un altro evento del festival La Voce di ogni Strumento selezionato dalla direzione artistica di Gloria Mazzi e realizzato con il patrocinio e la collaborazione del Ministero della Difesa, la Provincia di Grosseto, il Comune di Grosseto, la Proloco di Grosseto, il Savoia Cavalleria, il Centro Militare Veterinario, il 4°Stormo Caccia Intercettori, il Lions Club Grosseto Aldobrandeschi, il Pasfa, Soroptimist, AscomConfConfcommercio, la Camera di Commercio Maremma e Tirreno, la Fondazione Grosseto Cultura e Agimus.

Ingresso a offerta libera il cui ricavato sarà in parte devoluto alle associazioni AISM, AVIS, ADMO, La Farfalla e AIPAMM.

Prenotazione obbligatoria: on line www.lavocediognistrumento.it telefonicamente 339 – 7960148 o via e-mail lavocediognistrumento@gmail.com


Ufficio stampa
Madia Mauro
mob. 347 0492505

                         (in foto Davide Alogna, il chitarrista Giulio Tampalini e l’attore Paolo Sassanelli) 


Un attimo prima, 100 anni dopo la fine della prima guerra mondiale

La guerra vista con gli occhi di una donna, una portatrice carnica che prega, sogna, invoca la pace, è nell'affresco dipinto da Paolo Logli e rappresentato al teatro Vascello dall'intensa Claudia Campagnola, diretta abilmente da Norma Martelli, cento anni dopo la fine del primo conflitto mondiale.
Con lo sguardo incantato e puro di una ragazza cresciuta sui monti della Carnia, regione alpina del Friuli, che era ed è ancora una zona impervia, Claudia lancia il suo appello disperato a Dio e agli uomini per far cessare una guerra insensata e lo fa dal fondo valle dove erano dislocati i magazzini e i depositi militari, fino alla linea del fronte in montagna dove gli uomini combattevano. Là dove era impossibile il transito di automezzi, per raggiungere le trincee, l'unico modo era quello di seguire a piedi i sentieri.
Fu un momento tremendo per l'Italia e gli italiani e le donne dei paesi a valle, avvertendo la gravità della situazione, non esitarono ad aderire all’invito che veniva loro rivolto dal Comando Militare, per trasportare a spalla quanto occorreva agli uomini della prima linea. Si costituì un vero corpo di ausiliarie formato da donne giovani e meno giovani, dai 15 ai 60 anni di età, le portatrici carniche furono chiamate. Per ventisei mesi dall’Agosto del 1915 all’Ottobre del 1917, all’alba di ogni giorno riempivano le loro gerle di granate, cartucce, medicinali, viveri, se le caricavano in spalla e sotto un peso di 30-40 chili, in piccoli gruppi salivano a piedi su per i sentieri fino alle trincee in quota, dove molto spesso combattevano i loro mariti, fratelli, figli. 
Claudia Campagnola, indossa abiti lisi e pesanti, scarponi resistenti e coraggio da vendere per arrivare fino in cima ai monti con una cesta pesantissima e salvifica per i soldati.
Si ode una voce isolata, quella della portatrice carnica, la protagonista di un grido d' amore per Zeno e per la vita stessa, per la natura meravigliosa che ci accoglie e ci ospita, e di cui troppo spesso ci dimentichiamo.
La narrazione di Claudia è accompagnata dalle percussioni di Gianfranco Vozza che scandisce gli stati d'animo della protagonista e imita i suoni della natura, accanto ai frammenti musicali di Nicola Piovani, per completare il quadro umano ed emozionale.
L'invito della protagonista di Un attimo prima, è senza tempo perché non potrà mai esserci unione tra  gli uomini senza la conquista della pace interiore.
Lo spettacolo interpretato da una straordinaria Claudia Campagnola, diretta da un'altrettanto brava Norma Martelli, sarà in scena fino al 18 novembre 2018 al Teatro Vascello.
V'invito a vederlo per ripercorrere una fetta importante della nostra storia e trarre nutrimento dal racconto di un passato che non può essere dimenticato.

di Tania Croce

    (L'intervista)

“LE ULTIME LUNE” AL TEATRO TOR BELLA MONACA

Andrea Giordana insieme a Galatea Ranzi e Luchino Giordana sarà dal 9 all’11 novembre al Teatro Tor Bella Monaca con LE ULTIME LUNE, di Furio Bordon, regia di Daniele Salvo. Prodotto da Palcoscenico Italiano in collaborazione con il Centro Teatrale Meridionale.

Un uomo nella sua stanza attende. Osserva. Ricorda. Sogna. E’ un uomo solo, stanco, privato del suo futuro. Un vecchio. Sogni, fantasie, ricordi, suggestioni, fantasmi del passato affollano la sua povera stanza dell’immaginario.
La sua compagna, morta molti anni prima, è sempre al suo fianco e conversa assiduamente con lui, ogni giorno. In questa stanza vita e morte si toccano, presente e passato si sovrappongono: all’interno di queste mura, il tempo è relativo. E’ un vecchio professore che aspetta nella propria stanza il figlio che lo accompagnerà in una casa di riposo per anziani. Quest’uomo vive e respira quella stanza, dove trascorre tutta la sua giornata, come se la volesse portare con sé: i suoi unici compagni di viaggio sono la musica, i fumetti che ha sempre amato e un album di fotografie. Con lui una compagna silenziosa e scomoda: la vecchiaia. E quest’uomo affoga sempre più nella malinconia, si confronta ogni giorno con la nostalgia, con la sua condizione di impotenza e disillusione. Il presente è insoddisfacente, la vita è al tramonto, i progetti sono conclusi: il massacro della vecchiaia. La decisione di entrare in una casa di riposo e di andarsene per sempre dalla stanza di una vita, nasce dal sentirsi “di troppo” e la scelta è lucida, definitiva, irrimediabile. Una volta lasciata la propria casa, la propria stanza, nella soffitta di un’anonima casa di riposo, il protagonista trascorre qualche ora del suo tempo in compagnia del suo album di
fotografie, della sua musica e di una piantina di basilico: è in quella soffitta, uno strano modo per avvicinarsi sempre più al cielo, che egli aspetta la fine dei suoi giorni.
Nella nostra società la vecchiaia è un imprevisto. Qualcosa di cui vergognarsi, qualcosa da cancellare. Tutti inseguono la giovinezza, tutti combattono i segni del tempo, tutti vogliono allontanare la morte. In questo mondo ormai senza regole, improntato all’egoismo più sfrenato, al culto dell’io, all’auto rappresentazione, alla celebrazione del sé, alla giovinezza, all’efficienza ad ogni costo, alla ricchezza, alla velocità, al qui ed ora, al tutto e subito, essere vecchi significa essere esclusi. Ormai altri giovani cantano altre canzoni e il vecchio è troppo lento, troppo stanco, troppo solo: inutile. Ma la vecchiaia, al contrario, è un privilegio. Una pietra preziosa. È un momento della vita di un uomo in cui tutte le linee convergono verso un punto sospeso sul filo dell’orizzonte. È la somma di tutti gli addendi, il termine di un progetto, L’inizio di un nuovo cammino. Coincide con la condizione del poeta. Essere poeti oggi dà scandalo. Il poeta non serve a nulla. Il poeta dà fastidio. È troppo ingenuo, troppo fragile, troppo vero. E soprattutto il Poeta, come il vecchio, sa dire la verità. Il poeta attende paziente, siede su una panchina sul ciglio del torrente del tempo e guarda. Una foglia cadere, una gemma sbocciare, un bambino che sorride. Il poeta, come il vecchio, possiede la mappa del labirinto, crea un modello infantile dell’universo , “di un universo fondato sin dalla tenera età nel nostro cuore, una specie di libro di testo per capire il mondo dal di dentro, dal suo lato migliore e più fulgido”.

Il Poeta canta con la sua voce sempre più flebile ride tra i denti, ma mi accorgo che piange. E’ solo un uomo, o forse un vecchio. Ma il suo pianto conduce al futuro. (Daniele Salvo)

Venerdì 9 e sabato 10 novembre ore 21, domenica 11 ore 17.30

BIGLIETTI
intero 10,50 Euro
ridotto 8,50 Euro

                                                         Teatro Tor Bella Monaca

Prenotazioni: tel 06 2010579 
Botteghino: feriali ore 18-21.30, festivi ore 15-18.30
Ufficio promozione: ore 10-13.30 e 14.30-19
Ufficio stampa
Brizzi comunicazione
m.brizzi@brizzicomunicazione.it 3345210057

(in foto Andrea Giordana)

La casa di famiglia in scena al Golden, il salotto culturale di Roma


Nell'amatissimo teatro Golden, che mi piace definire 'il salotto culturale della Capitale', è tornato lo spettacolo La casa di famiglia, dopo il successo dell'omonimo film uscito nelle sale italiane un anno fa, esattamente il novembre del 2017.

Abbiamo visto tutti il film, per chi non lo avesse fatto, deve assolutamente prenotare il suo posto al Golden per emozionarsi con la storia scritta da Andrea Maia, Augusto e Toni Fornari e Vincenzo Sinopoli



La recensione

Ha debuttato martedì 6 novembre al Teatro Golden, il prima nazionale la storia di una famiglia e della sua casa, disabitata perché il padre che ci viveva con la figlia Fanny, è ricoverato da anni in gravi condizioni di salute.
I componenti di questa famiglia sono il razionale Giacinto (Luca Angeletti),  l'emotivo Oreste (Simone Montedoro), il traffichino Alex (Toni Fornari) e la bella e comprensiva Fanny (Laura Ruocco). Oreste e Giacinto sono gemelli ma divisi da un temperamento che li colloca a distanze polari: Giacinto è un manager affermato, Oreste un musicista fallito che ha necessità come il fratello Alex, di vendere questa casa per pagare il conto a un'esistenza difficile e per poter mantenere la sua amata famiglia. 
Alex gestisce un circolo sportivo, è un uomo pratico e ha bisogno dei soldi della casa per poter gestire quest'attività destinata al fallimento. Ama la vita e le donne e appare frivolo e superficiale, anche se forse è l'unico ad aver capito tutto.
Fanny osserva i fratelli con affetto e senso materno, cercando di aiutarli in ogni modo, anche perché è una donna sola, innamorata platonicamente da anni del libraio suo vicino di negozio.
Un giorno Alex convoca i fratelli nella casa dove hanno trascorso gli anni della spensieratezza, proponendo di venderla.
Le loro reazioni saranno contrastanti e ognuno di questi fratelli mostrerà tutti i  suoi pregi e difetti ma alla fine vincerà l'amore per la famiglia che li ha generati.
Brillanti e divertentissimi come sempre Toni Fornari e Luca Angeletti, attore affermato nel panorama televisivo e Simone Montedoro, amatissimo nella serie Don Matteo, per cui ha un numero altissimo di fans in tutt'Italia. Laura Ruocco è un'attrice sorprendente, ironica e commovente.
Il mio applauso è rivolto a tutto il cast compresi i giovani attori della scuola del Golden, al regista Augusto Fornari e agli autori di questa commedia sull'importanza della famiglia come luogo dove si apprendono i veri valori necessari per vivere dignitosamente.
Lo spettacolo sarà in scena fino al 25 novembre 2018 al Golden e in tournée fino ad aprile 2019.


di Tania Croce



SPETTACOLI
da martedì a sabato ore 21.00 - domenica e sabato ore 17.00
Lunedì riposo

PREZZI
Intero € 30,00 ridotto € 25,00


 TEATRO GOLDEN
Via Taranto, 36 00182 ROMA
Tel. 06.70.49.38.26


Ufficio Stampa 
Daria Delfino tel. 347.6687903 daria.delfino@gmail.com



Il trailer del film uscito nel 2017
PennadorodiTania CroceDesign byIole